mercoledì 27 aprile 2011

Parole

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Le parole respirano. Con punti, virgole, pause che riempono l’aria. Parole sussurrate, o urlate, o disperate. Le parole fuggono, sfiorano la mente con tocco delicato, deciso, violento. Parole di acqua, parole di terra. Parole d’amore o di rabbia, od anche di odio. Le parole dicono, le parole nascondono. Le parole restano o si dimenticano. Parole di vita, parole di morte. Parole precise, sincere, o a volte distorte, infedeli. Parole non dette ma intuite, sottese. Parole sfiorate, rubate, lasciate. Parole cercate. Parole trovate.                                                                                                                     

lunedì 18 aprile 2011

C'è

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E poi c'è un punto in cui arrivi, dove le foglie in autunno sono tutte sulla strada. Gialle. Rosse. Arancioni. Partono dal bosco e coprono quasi tutto l'asfalto, riprendendosi la loro terra. Intorno solo gli alberi, come cornice dai colori caldi e avvolgenti. Non c'è null'altro. E nessuno. Solo cieli di aria viva e nuvole che si rincorrono. E una grande sensazione di pace. E silenzio. Lì passato, presente e futuro si confondono.


sabato 2 aprile 2011

Addio

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Una sera si dissero addio. Lui taceva, solo gli occhi lasciavano trasparire la confusione del momento. Era incapace di fare qualsiasi cosa a parte guardarla e sperare che lei cambiasse idea. Anche se cambiare idea non sarebbe bastato per loro. Lui avrebbe dovuto cambiare qualcosa della sua vita, per permetterle di farne parte. Allora sarebbero potuti stare insieme. Non fu così, troppi avrebbe. E quella sera lei decise che non si sarebbero più rivisti. Il cuore pesante, l’anima intrisa di dolore, gli diede un ultimo bacio tra le lacrime, e scese dalla macchina senza più guardarsi indietro. Ma ogni sua piccola parte bruciava per quello che stava lasciando. Non sarebbero più potuti stare così vicini, persi l’uno nell’abbraccio dell’altro. Solo le anime, quelle non si sarebbero divise mai.

lunedì 28 marzo 2011

R.S.A.

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Chi sono io? Tanti passano, pochi mi vedono, troppo impegnati con qualcos’altro o semplicemente ben attenti a far finta che io non esista. Seduto, solo, in silenzio, fisso il muro davanti a me, posteggiato insieme ad altri in questa zona d’ombra che il mondo dimentica dopo un momento. Qualcuno degli altri a volte urla, o si agita, o dorme in un oblio di medicine. Annebbiata la mente, svilito il corpo, come relitti che si trascinano nella vita ormai passata, ma ancora capaci di sorridere ad un cuore sincero. Ogni tanto un viso amico ci riconosce e ci ama, e mi commuovo di qualcosa che prima davo per scontato, come il tocco delicato di una carezza o una parola gentile. Cosa resta ora del mio essere? I ricordi sono l’unico spazio felice a cui aggrapparmi e in cui ritrovare una parte di ciò che ero. Ma anche io ormai inizio a dimenticarmi di me stesso. E forse qui è meglio così.

venerdì 18 marzo 2011

Sentire

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Una volta ogni giorno riempivo i miei occhi dello splendore di un cielo incontaminato, di un prato infinito, di un albero maestoso e secolare, di una montagna senza tempo, delle stelle e dei pianeti luminosi nella notte. Una volta ogni giorno riempivo le mie orecchie del rumore del vento attraverso i rami, del suono della vita degli altri esseri viventi, della musica dell’acqua che scorre in un ruscello o scende giù da una cascata o si muove lentamente in un lago o si agita in un mare fino ad arrivare a riva . Una volta ogni giorno riempivo il mio naso del profumo della terra dopo la pioggia, dei fiori appena sbocciati in un inizio di primavera, del fieno tagliato, del muschio nel mezzo di un bosco, del respiro del mattino. Una volta ogni giorno riempivo la mia pelle dell’aria frizzante che risveglia ogni cosa, della neve ghiacciata che ricopre tutto, della carezza di una foglia caduta o di un filo d’erba, della corteccia di una quercia ospitale. Una volta ogni giorno sentivo in me l’energia che attraversa il mondo intero.
Dov’è ora tutto questo? Dove i miei occhi, le mie orecchie, il mio naso, la mia pelle? Dove il mio sentire?

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